Giorgio Sassanelli

 

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Le basi narcisistiche della personalità

Boringhieri, Torino, 1982. 

In questa sua prima monografia, fuori catalogo da diversi anni, l’A. si autodefinisce «compositore di citazioni» con riferimento a «una tecnica di composizione critica di dati e dottrine, fatti reagire fra loro, il cui modello metodologico si trova nella formula del conoscere per citazioni, dunque strumentalizzando le citazioni che diventano schegge interreagenti». E’ così che le nuove idee che l’autore andava faticosamente elaborando, e che raggiungeranno una più compiuta e coerente formulazione solo nelle opere successive, avevano potuto trovare una loro base sufficientemente solida nel pensiero di una serie di autori, a cominciare da Freud, del quale ricordiamo soprattutto la riformulazione dei concetti di pulsioni di vita e pulsioni di morte in un’ottica narcisistica, e cioè quale espressione mitica di ben precise organizzazioni narcisistiche. Nonostante l’indubbia immaturità dell’opera, non erano mancati riconoscimenti positivi a cominciare da quello di Giulio Cesare Soavi che concludeva la sua presentazione scrivendo che «con quest’opera la cultura psicoanalitica italiana si è arricchita di uno strumento del quale aveva bisogno. Non sono frequenti, almeno nel nostro campo, le esposizioni organiche che, oltre ad essere frutto dell’inventiva intelligente, sono anche il risultato di un lavoro metodico, consapevolmente autocritico e quando occorre modesto»

 

L’Io e lo specchio

Astrolabio, Roma, 1989

In questa seconda monografia, l’A. sviluppa ulteriormente il discorso sulle quattro organizzazioni narcisistiche già individuate, precisandone le caratteristiche ma, soprattutto, approfondendole in senso genetico con riferimento al primo sviluppo infantile. Al centro di questa prospettiva viene posto lo stadio dello specchio, termine che  sta a indicare  quel periodo, che  intercorre fra il sesto  e il ventiquattresimo mese circa, durante il quale il bambino  dapprima percepisce la propria immagine speculare e poi la riconosce come illusoria e appartenente a lui stesso riconducendola al proprio corpo. Attraverso una personale elaborazione di questa esperienza, centrata sul più precoce riconoscimento speculare dell’immagine dell’altro che necessariamente affianca quella del bambino davanti allo specchio, l’A. sviluppa una originale concezione del narcisismo ideale, sia come struttura stabile e culturalmente fondamentale dell’essere umano, sia come matrice della relazione soggetto–altro e, cioè, dello sviluppo del sistema dell’Io (Io-ideale dell’Io). L’impostazione rigorosamente metapsicologica del testo consente fra l’altro  a Sassanelli  di utilizzare  dialetticamente  il contributo, spesso prezioso, di  numerosi autori di diverso orientamento, senza cadere in inutili e sterili contrapposizioni o, peggio, in pericolose confusioni; riuscendo  non di rado a restituire  dignità metapsicologica a tutta una serie di  formulazioni teoriche di natura più descrittiva che dinamica. Inoltre, il prevalente interesse per la dimensione narcisistica della personalità, non impedisce all’autore, sia pure concisamente, di sviluppare in chiave evolutiva questioni fondamentali come la discordia pulsionale, la concezione nucleare della mente, l’origine e lo sviluppo dei nuclei psicosomatici indifferenziati, sino alla effettiva nascita della mente e alla comparsa delle prime rappresentazioni di sé e d’oggetto

 

La psicoanalisi e i suoi miti

Borla, Roma, 1997

Un itinerario inconsueto  tra i luoghi più frequentti  e  controversi della psicoanalisi si snoda in questo libro, culminando nell’ambizioso tentativo di  far emergere un senso  dalla frantumazione attuale della teoresi psicoanalitica. L’avvio è costituito da un riesame critico del pensiero di Kohut, soprattutto nei suoi tratti più ambigui e a un tempo più fecondi; ma poi l’indagine si allarga ariosamente fino alla formulazione di una inedita tipologia della relazione analitica articolata in quattro forme irriducibili che rimandano ad altrettante modalità umane di  essere nel mondo. La prima area relazionale è quella narcisistica che, sebbene mutuata per grandi linee dalla teoria di Kohut, viene strettamente collegata dall’A. all’area transizionale di Winnicott. La seconda area è quella  denominabile come  empatica o di accudimento, da intendersi come area della realtà condivisa in cui il paziente esprime l’esigenza, non difensiva ma autentica, che l’analista comprenda  e  condivida il suo punto di vista. La terza area relazionale è quella libidica classica, contrassegnata dalla conflittualità intersistemica di un soggetto che è tuttavia in grado di intavolare una relazione con un oggetto distinto da sé e con riferimento a un terzo portatore di una norma. Come variante autonoma di quest’ultima abbiamo, infine, la relazione isterico-passionale caratterizzata dalla  necessità  per il soggetto di  individuarsi non  rispetto alla norma  e  alla realtà ma rispetto al desiderio dell’altro. Si tratta di quattro stili di vita che rivelano una loro esemplarità mitica nei personaggi rispettivamente di Narciso, Telemaco, Edipo e Fedra, e che trovano riscontro in precisi codici linguistici nei quali si rende dicibile l’esperienza vissuta del soggetto. A conclusione e verifica di questo denso discorso teorico, l’appassionante caso di Ester ne esemplifica i passaggi decisivi in un resoconto condotto con fine competenza clinica ma anche col gusto dell’intrigo narrativo

 

Narcisismo. Condizione umana o disturbo della personalità?

Borla, Roma, 1998

Nel corso degli ultimi vent’anni, Giorgio Sassanelli ha esplorato sistematicamente quella terra di miraggi e di luoghi comuni che è il Narcisismo senza lasciarsi incantare né dagli uni né dagli altri, come attestano i periodici resoconti della sua esperienza apparsi in articoli e volumi. L’opera presente distilla dunque i risultati di un paziente lavoro per organizzare un’ampia sintesi teorica che funziona altresì da palcoscenico a un’impressionante sfilata di epifanie di Narciso, fruibili anche da un pubblico non specialistico. Con toni che vanno dal serio all’ironico, dal patetico al drammatico, dal tragico al buffonesco, esse si susseguono nella clinica  e  nella teoresi psicoanalitica (da Kohut a Grunberger, da Lacan a Winnocott, da  Fairbairn  alla Tustin), nel mito (da  Narciso  a Mosé), nella storia (dalla  caccia alle streghe al nazismo), nella  letteratura (dal  Dorian Gray di Oscar Wilde  alla “porta stretta” di Gide), nel cinema (assai godibile il  personaggio felliniano di  Katzone, qui  rivisitato). E tuttavia, la loro molteplicità può essere rubricata sotto poche forme categoriali di relazione narcisistica (basale, grandioso-parassitaria, ideale e distruttiva) con i corrispettivi tipi di personalità ed oggetti-Sé; forme categoriali al cui approfondimento e alla cui articolazione dinamica è dedicata la parte centrale del libro. Significativo, oltre che innovativo, è in particolare il discorso sul sacrificio come premessa  e  condizione per la costruzione e il mantenimento di una condizione narcisistica ideale. Un filo ininterrotto, comunque, percorre questo mondo di iridescenze metamorfiche: la umana esigenza di identità, immancabilmente delusa dalla risposta di un ambiente quasi mai sufficientemente empatico

 

Itinerari e figure della passione

Antigone, Torino, 2008

Giorgio Sassanelli ci guida  in un viaggio  nell’universo della passione: un viaggio che parte dalla storia di questo concetto nella filosofia moderna per soffermarsi poi sui miti della passione amorosa e sul mito di Edipo. Di qui è naturale il passaggio alla psicoanalisi e, in particolare, a quell’esperienza fondamentale nello sviluppo del bambino  che è il desiderio incestuoso; desiderio  presente in modo esplicito, come ci nostra l’A., nella pressoché totalità dei miti e delle storie sulla passione amorosa. In particolare, della psicoanalisi vengono  messi in evidenza quegli  aspetti relazionali che consentono all’autore di individuare tre fondamentali linee di sviluppo dell’essere umano: quella pulsionale o edipica, quella narcisistico-ideale e quella, appunto, isterico-passionale. Proseguendo visitiamo, in pagine di grande intensità, la passione mistica e, soprattutto, la dimensione isterica avvicinata alla ritualità dionisiaca e ai fenomeni di tarantismo. Dopo un  appassionato confronto dialettico  fra passione  e  perversione, l’A. affronta lo studio mitico e metapsicologico dell’altro polo, quello distruttivo, dell’esperienza passionale umana: la vendetta. L’ultima parte del libro è dedicata all’esperienza passionale nella relazione analitica e, cioè, nel transfert e nel controtransfert. Questo viaggio attraverso la passione non è finalizzato a costruirne una definizione rigida, di sapore accademico; ma a darne  un’immagine complessa e al tempo stesso rigorosa, in grado di distinguerla da altre forme con le quali spesso viene confusa, dall’emozione al desiderio, dalla sofferenza alla perversione, dall’odio alla distruzione; tanto che l’interrogativo conclusivo dell’A. è: cosa non dobbiamo intendere per passione? Il libro appare costruito su un doppio registro nel senso che la trattazione dotta, svolta comunque con un linguaggio sempre piano e accessibile, è inframmezzata da frequenti sconfinamenti nella musica, nella letteratura e nella poesia

Ultimo aggiornamento:  14-03-09